Neuromarketing

Cos’è il neuromarketing?

Il termine “neuromarketing” è stato coniato nel 2002 dal professor Ale Smidts.
Indica una nuova disciplina che applica al marketing gli strumenti investigativi tipici delle neuroscienze, Risonanza magnetica Funzionale (fMRI) ed Elettroencefalogramma (EEG) in primis.
In questo modo cerca di “vedere” come la nostra mente agisce durante il processo d’acquisto.

Cosa cambia con l’arrivo del neuromarketing?

Quando un grande brand deve lanciare una nuova campagna spesso si avvale di ricerche di mercato per anticipare le reazioni del pubblico e l’efficacia del progetto. Tuttavia queste ricerche presentano due lacune di base:

  • Le persone di fronte ad una scelta spesso non agiscono in maniera consapevole. Il modo in cui il quesito è posto – o il prodotto è presentato – può cambiare completamente la risposta.
  • Le persone mentono – come direbbe il buon Dott. House!

Il fallimento dei sondaggi si è compiuto davanti agli occhi di tutto il mondo nelle ultime grandi campagne elettorali planetarie.

Cosa ci spinge davvero a scegliere un prodotto invece di un altro?

Perché ci affezioniamo ad un brand e proviamo un’istintiva diffidenza per un altro?

Alla base del nostro agire ci sono specifiche “leggi universali” che appartengono al genere umano da quando viveva nelle caverne.

Cosa studia il neuromarketing?

Il neuromarketing studia i nostri 3 cervelli

Sì,lo so, il cervello è uno solo.

No, non sto parlando per metafore: con cervello intendo proprio quell’insondabile materia contenuta nella nostra scatola cranica.

Diciamo che il cervello umano reca in sé l’impronta della nostra evoluzione. Semplificando al massimo, nella nostra testa trovano posto:

1
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Neuromarketing: i tre cervelli
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Cervello Antico

2

Cervello Intermedio

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Cervello Recente

Il cervello antico o rettile.

È con noi dall’alba dei tempi e ha lo scopo di preservare la specie.

Ciò significa che entra in gioco per primo e che in una brevissima frazione di secondo ci fa decidere cosa è sicuro o pericoloso, desiderabile o meno. Per intenderci, è lui che da bambini vi ha fatto metter le mani aventi prima di cadere a terra.

Il cervello intermedio o mammifero.

Come nel precedente caso, non ne abbiamo il controllo. Questa parte della nostra mente risponde alle emozioni ed è ciò che abbiamo in comune con tutti gli altri mammiferi.

Funziona in maniera automatica, attivandosi di fronte a particolari stimoli e facendoci provare determinati sentimenti. Raggiungere il cervello intermedio significa centrare un bersaglio particolarmente sensibile.

Il cervello recente o corticale.

Questa parte della mente appartiene solo a noi esseri umani e guida il nostro pensiero cosciente.

Leggere, ascoltare un linguaggio o una musica, mettere in correlazione o effettuare operazioni logiche: tutto ciò è compito suo. Dovendo mettere insieme miriadi di informazioni per ogni decisione è decisamente più lenta delle altre due.

Le tre parti lavorano in maniera assolutamente integrata, ma rispondono agli stimoli esterni con una sequenza e una tempistica precise.

Conoscere le loro peculiarità ci aiuta a comporre un messaggio coerente e, quindi efficace. Un esempio?

Dite la verità… avete seguito la freccia o avete letto l’indicazione?

Bene, questo è proprio ciò di cui stavo parlando prima: parlare di noi o del nostro prodotto con contenuti disarmonici può diventare particolarmente deleterio.

A cosa ci serve il neuromarketing?

Ecco dunque a cosa serve il neuromarketing.

Ad indicare come opera la nostra mente quando riceve degli stimoli e a produrre delle strategie – etiche – che possano mostrare al meglio il nostro prodotto o brand. Evitando le trappole inconsce che scattano nel nostro cervello.

Quali sono queste trappole? Le analizzeremo ad una ad una nelle prossime settimane. Torna a trovarci o iscriviti alla nostra newsletter per non perderti nemmeno una puntata.

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